Il fleyé musicale è valdostano
Il fleyé musicale è valdostano
Il fleyé nacque come strumento musicale nel 1959 in Valle d’Aosta.
Ben più antica è invece la storia dell’oggetto da cui derivò: il fléau, ovvero il correggiato agricolo utilizzato per la battitura dei cereali. Diffuso per secoli in gran parte dell’Europa e in numerose altre aree del mondo, era formato da due elementi lignei collegati fra loro da corregge o snodi, struttura che permetteva di colpire e separare il grano dalla paglia. Il termine francese fléau trova nel francoprovenzale valdostano forme locali come flèyì e flèyë.
La particolare conformazione dello strumento ne favorì talvolta anche un uso offensivo. In varie regioni europee il correggiato agricolo venne infatti adattato ad arma improvvisata, soprattutto fra tardo Medioevo ed età moderna. Le fonti ricordano casi nell’Europa centrale, nel mondo germanico e nelle guerre contadine, dove strumenti analoghi comparvero anche nei manuali di scherma tedeschi (Fechtbücher).
Anche la Valle d’Aosta conserva tracce di questo universo materiale.
Nei documenti del Conseil des Commis del XVI secolo compaiono infatti termini come «caczafrustz», «frande» ed «esclate», all’interno delle disposizioni relative all’armamento delle comunità valdostane. In un passaggio si prescriveva che gli uomini disponessero di strumenti semplici da utilizzare anche in caso di maltempo, quando gli archibugi non potevano essere impiegati: «…de soy pouuoir preualloir desdictz caczafrustz et esclactes…»; altrove i documenti distinguevano chiaramente fra strumenti e pietrame da lancio: «…dun caczafrush ou soit frande ou soit esclate…».
Si trattava però di un adattamento ad uso difensivo dello strumento agricolo, completamente lontano dall’utilizzo musicale moderno.
Il fleyé come strumento ritmico e coreografico nacque invece, come detto, in Valle d’Aosta nell’ambiente del gruppo folkloristico La Clicca di Saint-Martin-de-Corléans. Fu allora che il vecchio correggiato contadino -grazie a Venance Bernin e Vittorio Bovi - fu reinterpretato in chiave folkloristica e musicale, trasformandosi progressivamente, già a partire dal 1960, in uno dei simboli più riconoscibili dell’immaginario tradizionale valdostano; nel 1962 il gruppo ne verbalizzava la disciplina d’uso.
Il 7 ottobre 1965, per esempio, il Corriere della Valle d’Aosta descriveva i «ballets très rapides et le spectaculaire numéro des “Fleyé de la Grandze”, interprété par M.lle Esther Rosset et par M. Henri Chenal»; considerazioni a cui faceva eco La Région che il 17 settembre aveva già avuto modo di scrivere che “fleyé” e “beus”, usati per eseguire alcune composizioni, erano ormai “strumenti tipici valdostani”.
Negli ultimi anni lo strumento è comparso anche al di fuori della Valle d’Aosta, talvolta accompagnato da ricostruzioni che ne hanno attribuito origini differenti da quella valdostana, ma il
fleyé musicale è e resta valdostano.
Nello stesso ambiente della Clicca nacquero anche altre elaborazioni musicali tradizionali, come “Lo Xilophon de la Grandze” (1978) di Claudio Vigna, autore nel 1973 anche di un’implementazione dello stesso fleyé.
Quest’ultimo, così come altri strumenti tipici - ad esempio il tamburo di Cogne - andrebbe tutelato. Si tratta di elementi della tradizione, come la cucina, le produzioni, i canti, la cultura e i costumi, assieme a molti altri aspetti dell’identità valdostana che meriterebbero protezione, magari attraverso un’apposita legge regionale e un marchio capace di garantirne la territorialità.
L’identità è un’impronta e ogni impronta è diversa dall’altra.
- La foto di copertina è di proprietà del gruppo folkloristico La Clicca de Saint-Martin de Corléans.









